8th Novembre, 2008

iPhone and Go intervista il “Made in Italy” in App Store.

by Stefano Lo Duca

Maratona di interviste ai programmatori iPhone italiani:  segreti e consigli di chi e’ entrato in App Store.

Da lunedi prossimo avrò il piacere di pubblicare  per 15 giorni di seguito le interviste fatte a tutti i programmatori Italiani che hanno gentilmente offerto il loro tempo a “iPhone and Go” per presentarsi, per parlare delle loro esperienze, per raccontare come le idee hanno preso vita, e per darci i loro consigli per poter intraprendere la loro stessa strada: sviluppare software per iPhone e pubblicarli in App Store.

Vorrei fare subito le mie scuse a tutti quei programmatori che non sono stati contattati; premetto che trovare le persone italiane all’interno di App Store non e’ stato facile, ho dovuto sfogliare tutti i programmi presenti, valutare il nome, e ricercarne il sito web e poi una mail di riferimento quindi sicuramente qualcuno (ma non molti) mi sarà sfuggito o non ho potuto contattarlo per mancanza di dati.

Pochi ! pochi ! pochi italiani !! questa è la mia considerazione dopo aver fotografato l’archivio App Store alla ricerca del Made in Italy. Rappresentiamo circa lo 0,2% dei programmi presenti !!!…

La mia voce vuole essere un incoraggiamento a tutti i desiderosi e volenterosi ed ambizioni in questa attività.

Ho maturato l’idea di fare queste interviste perché, fin dal primo giorno in cui ho deciso di avventurarmi in questa esperienza: iPhone developer, ho sempre pensato e desiderato conoscere chi prima di me ha percorso questa strada.

Mi sono reso conto, dopo aver studiato le interviste, che l’età non c’entra, che l’esperienza sicuramente aiuta, che l’idea anche, ma quello che più conta e’ la costanza, il desiderio, la volontà di farlo ! il resto viene poi da solo. Forse parole già sentite, pensieri già conosciuti ma veri ed importanti.

Prima però di presentarvi ad uno a uno i programmatori italiani di App Store, desidero poter fare un ultimo pensiero: iPhone and Go nasce dal desiderio di poter imparare, condividere, e progettare applicazioni iPhone Made in Italy. Ognuno di noi ha delle qualità ma nessuno (tranne pochi eletti) le ha tutte ! Sviluppare un software per iPhone può essere una bella avventura personale, che potrebbe dare grandi gioie e soddisfazioni (anzi senza il condizionale) tuttavia progettare un software ad alti livelli vuol dire anche Team, vuol dire conoscenza di molte argomentazioni diverse: non basta essere solo un buon scrittore di codice; bisogna aver gusto, conoscere la grafica, la musica dove serve, la psicologia dei gusti, la capacità di lavorare in gruppo, di coordinamento, di marketing e management.
Il mio proposito quindi e’ quello di poter mettere a disposizione la conoscenza di chi sa, condividendo le esperienze  e formando gruppi di progetto, per creare software Made in Italy ad alto livello.

Grazie a tutti i programmatori italiani in App Store e al loro contributo.

iPhoneandGo - Stefano Lo Duca - loduca_ve@yahoo.it
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12 Comments. Subscribe to this post comments or trackback.

  1. iPhone and Go intervista i programmatori italiani in App Store « P@ssioneMobile
    Novembre 9th, 2008

    [...] iPhone, iphoneandgo, Passionemobile, smartphone trackback Da lunedì 10 Novembre il blog iPhoneandGo.it pubblicherà per 15 giorni consegutivi le interviste esclusive ai programmatori che sono riusciti [...]

  2. Davide
    Novembre 10th, 2008

    Un problema non da poco per lo sviluppatore italiano che vuole vendere su App Store è la pressione fiscale. Non ho ancora approfondito bene la questione, ma se non viene creata una nuova categoria fiscale per gli sviluppatori indie, chiunque venda su App Store dovrebbe rientrare nella famiglia dei commercianti, che versano di base una cifra di 2400€ all’anno, a prescindere dai ricavi. La studentessa di PhD americana che ha fatto guadagni record col suo giochino per iPhone in Italia non avrebbe neppure provato a vendere la sua applicazione…
    Ditemi che mio sbaglio e mi sfugge qualcosa…

  3. David
    Novembre 11th, 2008

    si chiama rischio imprenditoriale. Che poi la presssione fiscale si alta in italia non c’e’ dubbio, ma non vedo perchè gli sviluppatori debbano essere agevolati e gli altri no, e comunque negli stati uniti non è bassa di sicuro, in certi stati è pure più alta che in italia, tipo le hawaii, per cui sbagli e di grosso. Sicuramente per uno che ha successo che ne sono mille che sopravvivono, ma un po’ in tutto è così.

  4. Davide
    Novembre 12th, 2008

    Attenzione, siamo d’accordo sul rischio imprenditoriale, e ci mancherebbe che si potesse avere tutto senza spendere nulla. Sono però abbastanza dubbioso sul fatto che in USA venga chiesta una cifra del genere, flat, a priori, e a prescindere dagli incassi. Non so come siano le tasse delle Hawaii, ma sul fatto che in USA siano mediamente più basse che in Italia non ho dubbi. Ad ogni modo, mi sbaglierò , ma mi pare che il mondo dello sviluppo iPhone rispecchi più in generale il mondo dello sviluppo mac o delle startup Web, in Italia ce ne sono meno che altrove perché fare l’imprenditore e partire da zero è più difficile che altrove; tasse, situazione economica, ecc, ecc. Poi va anche detto che nei paesi anglosassoni in genere i commercialisti li usano le aziende, i liberi professionisti tengono un semplice libro con entrate e uscite, e pagano le tasse da soli, dato che sono comprensibili e chiare.
    Senza polemiche,
    Resto anche dell’idea che uno studente di PhD in Italia, se non ricco di famiglia, non avrebbe mai avuto i soldi per le spese fiscali legate alla vendita di un giochino su App Store, e di conseguenza non si sarebbe assunto il rischio imprenditoriale.
    Non sto dicendo che per un italiano è impossibile buttarsi sul mercato App Store, le interviste di questo sito sono la prva che è possibile :) Sto dicendo che è molto più difficile che in altri paesi occidentali, come del resto per qualsiasi altra attività commerciale.
    Davide

  5. David
    Novembre 12th, 2008

    Concordo, comunque il fisso non sono tasse, ma inps per cui un giorno forse ti ritorneranno, il problema vero è che la partita iva sta in piedi solo se fatturi 1500 / 1800 euro al mese senza queste cifre non è possibile mantenere la partita iva in italia… In svizzera fino a 80.000 franchi l’anno non nemmeno necessario avere la partita iva… nella nostra repubblica delle banane è tutto dificile, costoso, approssimato ecc. ecc.

  6. Paolo
    Novembre 16th, 2008

    Ciao, sono l’autore del Currency Converter e confermo che bisogna aprire una partita iva, c’è da pagare il fisso inps che parte da 2400 (in aumento a 2700) euro annui (varia dal 20 al 25% del reddito lordo a seconda di come si viene poi inquadrati, artigiani o consulenti, comunque non commercianti), l’inail, e c’è anche da pagare il 20% (se nel regime dei minimi) o più (3,9% di irap + ire) di tasse su quello che rimane tolti i pagamenti inps e inail, quindi come minimo il 40% degli introiti se ne va in tasse.
    Comunque i cittadini usa pagano un 30% fisso (ritenuto direttamente dalla Apple che agisce come sostituto di imposta) e per quanto riguarda la previdenza ci devono pensare loro privatamente, quindi globalmente non c’è così tanta differenza nelle tasse, se non che all’estero non c’è la spada di damocle dell’inps da pagare per il resto della propria vita a prescindere dagli introiti.

    C’è però anche da dire che il rischio imprenditoriale è esclusivamente nei costi inps, perchè a differenza di altri settori non ci sono altri costi, per cui non credo che sia una attività imprenditoriale solo per ‘ricchi’, anzi forse tra tutte è quella con la barriera economica d’ingresso più bassa. La barriera più alta sono le competenze (sono informatico di professione e formazione universitaria e posso assicurare che la curva di apprendimento non è bassa) e il tempo: conosco varie persone che hanno rinunciato per questi due motivi.

  7. Stefano Lo Duca
    Novembre 17th, 2008

    La discussione e’ molto interessante e credo che si potrebbe veramente andare avanti ad oltranza su tutti gli argomenti.. Dal mio modesto punto di vista, e per come la vivo, credo che se non ci fosse un “rischio” imprenditoriale … non si potrebbe far distinzione tra chi e’ imprenditore (e crede in un qualcosa da realizzare) e vuole fare l’imprenditore e chi invece si sente di più a essere dipendente. Poi per quanto questo rischio viene a colpire in italia piuttosto che in altri paesi, come giustamente dice anche Paolo, ognuno ha le sue difficoltà, se non e’ l’inps e’ la sanità.. se non è la sanità sarà comunque altro… Io credo solo che se qualcuno crede ad una cosa, e ci crede veramente, ha anche la forza di superare questi “rischi”.. poi e’ logico.. potrà andare bene come male… Nello specifico del nostro oggetto “realizzare software appstore iphone” comunque ci sono forse altre cose che limitano o frenano il tutto come dice anche Marcello nella sua intervista: in italia solo 46% ha il Pc a casa o provate ad andare in banca..per un business plan su software iphone !.. Noi ci proviamo lo stesso….

  8. Davide
    Novembre 17th, 2008

    Sono d’accordo più o meno con tutti, anche perché non volevo certo fare il solito discorso idiota “le tasse sono troppo alte”. La mia osservazione sui costi alti qui più che altrove era in risposta alla domanda dell’autore, che chiede “perché siamo in così pochi?”
    Sono anche d’accordo sul fatto che la barriera economica sia più bassa che altrove. Una facilitazione non da poco è proprio il criticato appstore. Sono anni che ho in mente di sviluppare alcuni software mac, ma le dinamiche di distribuzione come indipendente non sono per niente semplici. Il fatto che Apple si prenda cura dell’infrastruttura di distribuzione è una gran cosa, e a quelli che hanno criticato il 30% di commissioni ho sempre risposto che la percentuale è ridicola se si considerano i grattacapi che vengono tolti allo sviluppatore/imprenditore. Ad ogni modo, è stata proprio l’introduzione del meccanismo dell’App Store a farmi prendere in considerazione seriamente, per la prima volta, di dedicarmi allo sviluppo indipendente.
    Ciao,
    Davide

  9. Mauro
    Dicembre 30th, 2008

    Io sono piu’ d’accordo con Davide. Quando si parla di avviare un attività e sostenere costi come quelli da voi citati per vendere un’applicazione magari a 3 euro, di cui un 30% se lo pappa Apple e del restante quasi la metà va in tasse… A me sembra più incoscienza imprenditoriale.
    Sono pronto a scommettere che la quasi totalità degli sviluppatori italiani aveva già una partita IVA aperta per altra attività.
    Per tutti gli altri le premesse sono ben poco incoraggianti!!

  10. Stefano Lo Duca
    Dicembre 30th, 2008

    Ciao Mauro la tua filosofia e’ giusta e nessuno può sicuramente contestarla… sbaglierei se lo facessi.. ma allora io mi domando..: qualcuno questo rischio imprenditoriale se l’e’ preso.. e non sono tutti a fare la fame … come hanno fatto ?…

  11. paolo
    Maggio 18th, 2009

    leggo ora e avrei bisogno di ulteriori informazioni perchè il tutto non mi è chiaro sulla vendita in appstore quindi:
    1. apple trattiene il 30%
    2. devo aprire Piva
    3. un altro 40% se ne va in tasse.
    se ho capito bene quindi supponiamo di aver venduto 100 volte la mia app.
    100-30%(apple) = 70
    70-40% = 70-28= 42
    a questi 42 devo ancora sottrarre i costi di apertura della Piva.
    giusto??

    Quindi a conti fatti ti rimane in tasca meno del 42% del venduto.

    ringrazio tutti quelli che possono aiutarmi a capire.

    ciao

    Paolo

  12. paolo
    Maggio 18th, 2009

    PS: e a quel punto non è che entra anche nel mio reddito imponibile e quindi ci devo pure pagare l’irpef?? se è così non resta nulla!! :-) tanto vale lasciar perdere e usare il proprio tempo a gurdare la TV!!!!!
    ciao ciao

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